La fusione dei mercati finanziari che si sta realizzando in questo particole momento storico mette in risalto alcune debolezze del sistema politico attuale, dell’impianto istituzionale internazionale e della costituzione economica dei singoli paesi allungando un’ ombra sui diritti economici e finanziari della cittadinanza nei paesi occidentali.
Si parla molto spesso infatti della libertà di impresa, di come la libertà dell’impresa sia considerato come un elemento fondamentale della libertà della persona collegata direttamente ai diritti indisponibili della persona.
Tuttavia sappiamo anche che sotto il punto di vista economico, sancire generalmente un rafforzamento della libertà di impresa come diritto indisponibile della persona, non è sufficiente a determinare una condizione di concreto utilizzo di questa dimensione giuridica.
Infatti le imprese se sono delle piccole imprese hanno bisogno del credito che gli viene concesso dalle banche, le quali tendono ad essere quotate nei mercati finanziari, e se sono delle grandi imprese, oltre ad ottenere credito dalle banche generalmente quotate sui mercati finanziari ottengono risorse a titolo di incrementi di capitale con la emissione di azioni societarie o con la emissione di prestiti obbligazionari, rivolti non solo ai soggetti istituzionali, che sono altre imprese o banche, ma pure ai singoli cittadini risparmiatori e a gruppi di questi.
Quindi in un qualche modo sia che si tratti di una piccola impresa che di una grande impresa esiste sempre un corollario della libertà di impresa e del diritto economico alla libertà di impresa che si sostanza nella necessità di avere libero accesso al credito in base ad una valutazione meritoria.
L’accesso al credito meritorio è l presupposto necessario per l’esercizio della libertà di impresa e ne deriva che strutturalmente se non esiste l’accesso al credito non esiste neanche la libertà di impresa, poiché, pure essendo disposto dal legislatore questa libertà non può concretizzarsi per mancanza di un elemento materiale di costituzione economica che consiste nell’accesso al credito sulla base di una valutazione meritoria.
Ne deriva che ogni riforma costituzionale che volesse incrementare la libertà di iniziativa economica dovrebbe al contempo disporre il diritto all’accesso al credito meritorio.
Quello che sta accadendo invece è paradossale.
Se infatti i governi, con politiche economiche e di riforma costituzionale attive o anche con politiche culturali cercano di incrementare il raggio della libertà economica d’impresa, nello stesso tempo non solo tacciono con riferimento all’accesso al credito meritorio ma soprattutto assistono inermi ad un processo di riorganizzazione dei mercati finanziari che rende difficile per i governi nazionali, ma pure per i governi delle macroregioni continentali, come per esempio l’Europa il Canada e gli USA, di potere in un qualche modo assicurare il necessario presupposto alla libertà economica di impresa che è l’accesso al credito.
Infatti, fin tanto che i mercati finanziari avevano una dimensione nazionale si poteva ben sperare che la dimensione finanziaria potesse in un qualche modo essere sottoposta a criteri di giustizia e di equità quale quello dell’accesso al credito meritorio, ma ora che i mercati si sono internazionalizzati in una dimensione superiore alla possibilità di un controllo politico ed istituzionale,le questioni della giustizia e dell’equità nella concessione del credito meritorio vengono ad essere completamente escluse dal tavolo delle trattative e delle valutazioni politiche concretizzabili.
I mercati finanziari sembrano essersi organizzati come delle vere e proprie industrie, essi si stanno riorganizzando per produrre una offerta di servizi finanziari per le imprese che è ispirata ai criteri del profitto, dell’efficienza, e del tasso di interesse di mercato svincolato da indicazioni di politica economica monetaria e da considerazioni di politica redistributiva, ma legato semplicemente alla logica della migliore allocazione sul mercato.
Questo significa che l’offerta finanziaria colpisce la libertà economica di impresa modificandola strutturalmente nella sua semantica, nella sua percezione, nella sua possibilità di realizzazione, modificando quindi una componente fondamentale dei diritti della persona.
Ne deriva che il credito viene imposto all’imprenditore non sulla base della valutazione meritoria del progetto di quest’ultimo, ma sulla base della valutazione di efficienza dell’industria finanziaria, che così facendo può allocare al meglio le sue risorse.
Se la politica fosse attenta alla realtà dei diritti economici e delle libertà economiche come manifestazione della persona umana si attiverebbe per istruire dei meccanismi di controllo a livello di costituzione economica che possano garantire il credito meritorio e organizzare sulla base della giustizia e della equità il mercato dell’accesso al credito che potrebbe aiutare i mercati finanziari a legare meglio con l’economia reale e consentendo alla libertà economica di manifestarsi compiutamente come possibilità concreta per le persone che svolgono l’attività di impresa.
Occorre dunque, se davvero si vuole realizzare una riforma della costituzione economica, inserire, insieme ad un rafforzamento della libertà di iniziativa economica privata un criterio di giustizia e di equità nell’accesso al credito sulla base di una valutazione meritoria.